"La morte compagna di vita, quattro chiacchiere con..."
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IN COLLABORAZIONE CON
Il ns. presidente mons. Dino Pistolato attraverso gli Osservatori della Caritas e le realtà da lui gestite, ad esempio la casa per malati terminali di aids, si è convinto dell’esigenza sempre maggiore di fornire un servizio dignitoso, equo ed in particolar modo a dimensione umana anche laddove le condizioni economiche, ambientali e sociali non lo permettessero.
Detto fatto!!! Tralasciando le lungaggini burocratiche e le iniziali difficoltà nel maggio 2006 è entrata in questo mercato la San Giuseppe. Le onoranze funebri San Giuseppe sono nate quindi grazie all’iniziativa della CARITAS VENEZIANA con il patrocinio della Diocesi e della Coop. Ma. Ce. (Cooperativa Sociale di Solidarietà di tipo “B”) che attraverso l’erogazione e/o la vendita di prodotti beni o servizi si prefigge l’obiettivo di favorire l’inserimento socio lavorativo di soggetti definiti dalla Legge 381/1991 “svantaggiati”; brevemente si tratta di “persone” con problematiche di dipendenza (da alcool, sostanze, gioco d’azzardo), patologie psichiatriche, handicap fisico e/o mentale, regime di semilibertà o ristrettezze imposte dal Tribunale e di qualsiasi altra forma invalidante purchè certificata dai servizi sociali.
Le prerogative… alla base della ns. scelta vi è chiaramente la volontà di mantenere un atteggiamento rispettoso del dolore dei famigliari e allo stesso tempo risolvere loro le incombenze burocratiche e tecniche legate all’espletamento del servizio, il tutto a prescindere dal prezzo concordato e tenendo fede ad un protocollo di servizio molto rigido e uguale per tutti.
Ci vogliamo porre come una presenza discreta e silenziosa che accompagna la famiglia in questo “iter” senza voler essere invadenti ma pronti a fornire le giuste indicazioni ed i giusti consigli in ogni ambito. Onestamente non è un compito facile e nel tempo si rischia l’assuefazione al dolore altrui risultando quindi indelicati e poco professionali.
Dentro a queste poche righe è racchiusa la nostra metodologia di lavoro dove la vera “mission sociale” risulta essere la capacità di garantire discrezione e rispetto ai famigliari, prima ancora del raggiungimento economico che ci assicura la sussistenza e l’autonomia necessaria per poter operare.